domenica, maggio 07, 2006

Friulani, gente tosta. Gente orgogliosa abituata da secoli a vedere passare di tutto sulla propria testa, a difendere le proprie case, le proprie cose. Gente abituata a lavorare e fare da sola.

Ma allora, non si poteva. C'erano macerie da rimuovere, morti da seppellire, case da abbattere e ricostruire. Il disastro era immane e non affrontabile senza coordinamento, senza aiuti di sorta. All'indomani del terremoto venne nominato dal governo Moro un commissario straordinario che si occupasse di coordinare le forze in campo e di impostare una difficile (e lunga, quasi trent'anni), ricostruzione.
Giuseppe Zamberletti è stato il padre della Protezione Civile in Italia, nazione che all'epoca dell'orcolat ancora non aveva un'organizzazione non militare in grado di fronteggiare emergenze come quella di un terremoto. L'on. Zamberletti è una persona di cui i friulani parlano come uno di loro. Non solo. Esperienze dirette di chi lavorò con lui, come mio padre, lo definiscono persona seria e preparata, che si avvalse dell'esperienza di ogni singola componente delle forze che agirono in Friuli, pur avendo ricevuto dal governo poteri quasi da "dittatore". Scheletro di tale organizzazione, l'Esercito, che per preparazione, uomini, attrezzatura, permise al friulano di non abbassare la testa, di "no molà"(non mollare).

Ancora dal diario di mio suocero:
                                                                                Sabato 8 maggio, ore 17.00

E' ancora lì. Son ore ormai che si accanisce sui tristi ruderi del condominio centrale (Majano). Alto, robusto, imponente, piantato come una quercia sulle gambe divaricate, i basco della fanteria rincalcato in testa.
E' il monumento al Friuli.
Si sposta puntellandosi sul demolitore pneumatico e poi lo alza e cambia posizione, dà uno strappo alla manica d'aria compressa e avanza ancora. Punta l'attrezzo sul calcestruzzo, spinge il tronco in avanti e parte la raffica di colpi, lo scalpello slitta, si incunea, fa presa, penetra, rompe. Il sudore gli stilla dal naso, e gli si ferma sui baffi.
Gli guardo i piedoni calzati in un paio di scarponi che mi sembrano due barche, bianche di polvere.
Il demolitore. con le sue vibrazioni, nel giro di diverse ore non è riuscito a demolirlo. E' avvolto dalla polvere, sembra sparire, ma dalla sua macchina partono in continuazione le brevi raffiche. Ricompare, è lì.

E' il Friuli.

pensieri dall'anima di Sabrina ore 14:52 | Permalink | link |popup commenti (7)categoria:6 maggio 1976
sabato, maggio 06, 2006

Mentre ne parliamo, si commuove " Non era tanto la visione di tutti quei paesi rasi al suolo. Ma pensare che lì sotto c'erano tanti morti". Due elicotteri. Su uno c'era mio padre con il generale comandante la Divisione Mantova. Sull'altro, Cossiga, all'epoca Presidente del Consiglio, e Malfatti, Ministro dell'Istruzione. L'alba, che tutti ricordano livida, del 7 maggio 1976.

Nei ricordi di mio padre, la gente che lavorava sulle macerie, scavando con le proprie mani. Il fatto che il Friuli, in quel momento, divenne una enorme caserma. Tende, cucine da campo, ed i soldati che operavano i primi soccorsi. Gli Alpini della Julia. I Carabinieri del 13° Gorizia. Gli uomini della Mantova. I volontari, l'ANA, associazione nazionale alpini. Tutti affratellati, tutti al lavoro per sgomberare le macerie e permettere al Friuli di ripartire.

Come, è storia dei prossimi giorni.

pensieri dall'anima di Sabrina ore 19:52 | Permalink | link |popup commenti categoria:6 maggio 1976
martedì, maggio 02, 2006

Interi paesi rasi al suolo. Gemona, Majano, Venzone. Macerie dappertutto, gente che scavava con le mani nude in attesa dei soccorritori. Gente rimasta lì, tutta la notte ad aspettare, tra una scossa e l'altra, la luce. Quella luce che avrebbe messo in evidenza la gravità della tragedia che si era abbattuta sul Friuli in quella calda sera del maggio 1976.
Anni dopo, miei amici delle zone più duramente colpite dal sisma, raccontavano la propria "mattina dopo" ricordando partite a pallone disputate utilizzando come porte dei cumuli di macerie. Molto diversa dalla mia, di mattina dopo. Con la sua solita e arcinota capacità organizzativa, la mamma dispose che montassino le nostre due tende da campeggio nel campo di fronte a casa. La frequenza e la violenza delle scosse di assestamento non permettevano di tornare in casa. Due erano le tende che avevamo. Una tenda olandese ottagonale molto grande, dove trovarono spazio, quella sera, una ventina di materassini, materassi, brandine. Ed una più piccola, a "casetta", in cui potevano stare 8 persone.
A noi bambini, passata l'iniziale paura, poteva anche sembrare un gioco. Ma dal televisore in bianco e nero, da campeggio pure quello, cominciarono ad arrivare le immagini delle zone disastrate, le prime notizie sul numero dei morti, sui soccorritori, su chi, miracolosamente, veniva trovato ancora vivo, sepolto sotto le macerie.

pensieri dall'anima di Sabrina ore 19:14 | Permalink | link |popup commenti (5)categoria:6 maggio 1976
lunedì, maggio 01, 2006

Ricordo bene, quella notte. Il suono delle sirene delle ambulanze. Le auto tutte in strada, le radio che ripetevano gli appelli. Donatori di sangue. Radioamatori. Intere zone isolate. Noi bimbi che cercavamo di dormire nelle auto mentre gli adulti, alla luce che veniva dai garage aperti, formavano capannelli. Sui muretti, le bottiglie, le caffettiere. Ogni tanto qualcuno che saliva in casa per telefonare. E parenti che arrivavano, nel cuore della notte.

Il 7 maggio un'alba triste vide due elicotteri alzarsi per la ricognizione aerea delle zone colpite. Su uno di quei due elicotteri c'era mio padre. Quello che vide, dice da trent'anni, lo lasciò senza parole.

pensieri dall'anima di Sabrina ore 22:17 | Permalink | link |popup commenti (2)categoria:6 maggio 1976
domenica, aprile 30, 2006

Uno tra i volontari partiti subito dopo la scossa tellurica che devastò il Friuli Venezia Giulia, fu mio suocero. Valente geometra, e uomo di cuore, che così scrive, quasi trent'anni dopo, a nostra nipote.

Cara G.
in breve ti ricordo la vicenda umana del rovinoso terremoto, che nel lontano 1976, ha causato gravi distruzioni in Friuli e oltre un migliaio di morti.
Per far fronte a questa tragedia vi è stata una generosa mobilitazione, in soccorso alle popolazioni duramente provate da lutti, disagi e privazioni.
Perciò voglio trascriverti un breve stralcio delle note del mio diario, redatto nei giorni dei primi soccorsi che portammo a Majano.
Nelle foto che ti ho dato, riconoscerai i Vigili del Fuoco di Vicenza, i soldatini del Genio, i ragazzi della XXX ottobre di Trieste, gli Alpini dell'ANA, quelli della Julia, tutti i volontari in gara fraterna per soccorrere le vittime del sisma.
                                                                                        tuo nonno
luglio 1999   

Questo un brano del diario di mio suocero.

Venerdì 7 maggio 1976, ore 18.00

E' un ragazzo della XXX ottobre di Trieste. Porta gli occhiali da vista. Dal piccolo scavo è stato estratto un cuscino insanguinato. E' chino, alza il volto. Tutti attorno hanno compreso. Quattro volontari si avviano al portico e ritornano traballando sotto il peso della bara, è comprensibile, è disagevole muoversi sulle macerie, e sono giovani, molto giovani, studenti di Udine.
Dallo scavo si è alzata una zaffata neuseabonda. Il ragazzo della XXX ottobre calza i guanti di gomma. Un infermiere asperge di disinfettante i cunicolo, la bara, e mani guantate scendono con cautela per rimuovere la salma. 
Giriamo il capo.
Poi vedo questo ragazzo biondo, occhialuto, pallido, che si gira e si allontana: è scosso da conati di vomito. Lo vedrò ancora chino alla triste bisogna. Ma chi o che cosa li rende sublimi a tal punto?
    
                                                                

pensieri dall'anima di Sabrina ore 18:40 | Permalink | link |popup commenti (1)categoria:6 maggio 1976
domenica, aprile 30, 2006

Da oggi  un racconto per ricordare. 

 La sera del 6 maggio 1976 la terra trema in tutto il  Friuli, con una scossa del 10° Mercalli  che  investe 77 comuni con circa 60.000 abitanti. Muoiono 965 persone, 45.000 sono i senzatetto. Esercito, Forze dell’ordine, Vigili del fuoco, volontari intervengono immediatamente.  

La tradizione orrorifica della regione parla di "Orcolat" Una specie di orco mostruoso che ricorre nei racconti dei vecchi del posto e nelle favole per bambini. Il 6 maggio 1976, Orcolat si risveglia per portare morte e distruzione.  

Ero solo una bambina, quella sera del 6  maggio 1976. Un bambina di seconda elementare, che alle 21.06 di quella sera recitava il rosario in una grande chiesa della periferia udinese. Che, di colpo, divenne buia e rumorosa. Tra la gente che correva fuori cercavo mio sorella, mentre tutto tremava intorno. Pochi minuti dopo, fuori la chiesa, la gente faceva delle ipotesi su cosa potesse essere successo. “È  saltata in aria la polveriera di …” “ No, è scoppiato qualcosa” “ Ma che cosa sarà successo?” 
   

La verità la seppi poco più tardi, quando, tornata a casa, trovai mio padre già in divisa, pronto a raggiungere la sede della Divisione Mantova di Udine dove era stato deciso di allestire la sala operativa di quella che, tempo a catastrofi dopo, divenne la Protezione Civile.  

Terremoto. Una terribile scossa del decimo grado Mercalli.

pensieri dall'anima di Sabrina ore 00:48 | Permalink | link |popup commenti categoria:mi ritorna in mente, 6 maggio 1976